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The pontifical theological faculty

of saint bonaventure (seraphicum)

 

 

Pedagogia Francescana in San Bonaventura da Bagnoregio

 

 

 

 

 

Lindor Alcides Tofful

Professore

 

 

 

 

Emmanuel Giva

Studente

 

 

ROMA

Anno Accademico 2010-2011

INDICE

 

I.                 Introduzione

II.               Le sfide nella Chiesa e nell’ordine francescano nel medioevo

III.             La risposta alle sfide di s. Bonaventura come pedagogia

Accoglienza

Integrazione

IV.             Conclusione: Quale pedagogia della riconciliazione per il tempo odierno?

 Notapiede

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Introduzione

 

               Esiste un  dibattito sulla questione se noi possiamo considerare Bonaventura come, << il secondo fondatore del'ordine>>. Paul Sabatier e J. Moorman sono due esponenti di questa posizione, mentre L. Iriarte ne prende un’ altra. Malgrado ciò, i suoi contributi durante il generalato, dal 1257 fino alla sua morte nel 1274, non possiamo trascurarli. Senza dubbio, egli condivideva la stessa visione evangelica del fondatore san Francesco. Il papa Benedetto XVI, in una delle sue  udienze generali, diceva: <<Svolse questo incarico per diciassette anni con saggezza e dedizione, visitando le Province, scrivendo ai fratelli, intervenendo talvolta con una certa severità per eliminare abusi. Quando  Bonaventura iniziò questo servizio, l’ordine dei Frati Minori si era sviluppato in modo prodigioso: erano più di 30 000 i Frati sparsi in tutto l’Occidente con presenze missionarie in Africa del Nord, in Medio Oriente, e anche a Pechino>>.[i]

 

      La figura, dunque, di s. Bonaventura in un periodo cruciale per l'ordine e per i frati, ebbe grande valore. Infatti, noi non possiamo comprendere la vicenda storica e teologica del'ordine senza una valutazione dei suoi scritti, delle sue decisioni, insomma, dei  rapporti con i frati, la gerarchia della Chiesa e la società in generale. È importante anche dire che Bonaventura non faceva parte dei primi seguaci del fondatore. Entrò nell’ordine dopo aver visto l'esempio delle vite sante dei frati, e magari fu influenzato  anche dell'ingresso del suo grande maestro Alessandro di Hales. Soprattutto, egli entrò nell’ ordine per un fatto che lui, senza stancarsi mai, narrava essergli capitato. <<Ma quello che mi ha fatto decidere è stata la riconoscenza che io debbo al padre santo. Infatti per sua intercessione e per i suoi meriti, io, quand'ero bambino, sono sfuggito  alle fauci della morte. Questo ricordo in me è sempre vivo e fresco; sicché temerei di essere accusato di ingratitudine, se non celebrassi pubblicamente le sue lodi>>.[ii]

      Quando Bonaventura a il assunse l’incarico di generale, <<l'evoluzione era già completa. Bonaventura non corresse  né riformò alcunchè. Conservatore per temperamento, accettò le cose come le trovò; ma si rese conto dei pericoli reali esterni e interni e si propose di scongiurarli con prudenza ed energia>>.[iii] L'ordine francescano, ancora in sviluppo, sicuramente mostrava tanta instabilità, insicurezza e  così via nel suo cammino. È allora importante conoscere le sfide del'ordine e come Bonaventura l'ha affrontate.

 

 

II. Le sfide nella Chiesa e nell’ordine francescano nel medioevo

Vorrei solo elencare le sfide nel'ordine prima e dopo il suo ingresso. Si possono dividere in tre parti, e cioè:

Dottrinale: quella di Gioacchino da Fiore  e degli eretici in generale

Accademica:    cioè nell' ambito universitario a  Parigi

Ecclesiale:  che era la novità –fraintesa-  che l’ordine aveva dato alla Chiesa medievale

 

               Rispondendo a tutto ciò, Bonaventura aveva adottato 7 atteggiamenti neccesari per affrontare il problema riguardo al governo interno dell'ordine. Ecco il riassunto: <<interpretazione della regola, interpretazione della vita di San Francesco (Leggenda maggiore), l'osservanza regolare (istruzione per i novizi- 1260), studi e scienza, azione apostolica,  privilegi, costituzione interna cioè quella di Narbona e repressione del gioachimismo>>.[iv]

            <<In sintesi s. Bonaventura fu il ministro generale mandato dalla provvidenza, riuscì  a guadagnarsi le volontà di tutti col prestigio  personale del suo sapere e della sua virtù, col suo tatto ed equilibrio, e per aver saputo armonizzare il suo amore appassionato per s. Francesco con l'entusiamo per lo splendore ragguinto dall'ordine... L'ordine si sentì unito  e sicuro sotto la sua mano; all'esterno divenne oggetto di ammirazione e rispetto, richiesto dalla santa sede per missione importanti>>.[v]

 

            III. La risposta alle sfide di s. Bonaventura come pedagogia

Le vie di reconciliazione in s. Bonaventura sono composte da due fase che si integrano tra loro, e cioè: accoglienza e integrazione.

Accoglienza

Il carisma e lo spirito del santo di Assisi erano  assai forti sia nel passato che oggi. Sappiamo bene che durante il suo generalato, tanti uomini e donne volevano seguire le orme del Signore nella vita francescana. C'erano nobili, mendicanti, sacerdoti, maestri; in poche parole uomini e donne di tutti i livelli della società medievale, vi erano attirati. Ciò faceva parte anche dei compiti del ministro generale. Come avevo già sottolineato, Bonaventura fu anche inserito perfettamente in questo nuovo movimento dello Spirito nella chiesa d'allora. Ecco, questo sviluppo portava  questioni\domande da ogni parte sia all' interno dell’ordine, sia all’esterno. Per Bonaventura, però, sola una cosa è chiara, e cioè, come Gesù accoglieva santi e pecattori, nella sua persona, ecco la Chiesa ovvero l'ordine, ha anche questo compito, di avere un atteggiamento accogliente.

Infatti, la gerarchia era già consapevole di questo. Dunque  la presenza di un ministro eretico, cioè di uno che prendeva una posizione  diversa dalla Chiesa era molto pericolosa. Giovanni da Parma, ministro generale prima di Bonaventura, fu in questa posizione. Egli fu accusato di essere uno dei seguaci della dottrina eretica di Gioacchino da  Fiore. E per questo il papa  gli chiese di lasciare la  guida dell’Ordine, ormai del cresciuto. Giovanni da Parma conosceva  Bonaventura, e subito gli racomandò che prendesse il suo posto. Allora, mentre Bonaventura si trovava a Parigi, accolse la proposta e partì per Roma. 

Bonaventura fu consapevole del fatto che lui come gli altri (perché come ho detto non fa parte dei primi compagni di Francesco) avesse un posto nell’ordine. L’accoglienza, insomma, presuppone l’apertura agli altri e per tutti, ripeto per i nobili, i maestri, i professori, i mendicanti, i poveri, i religiosi ecc., che volevano entrare nella fraternità.

 

Integrazione (mettere tutto al suo posto giusto)

Si dice che il contributo più prezioso del generalato di san Bonaventura sia stata la redazione dalla Leggenda Maggiore e delle Constituzioni di Narbonne (1260). Tutte e due avevano definitivamente influenzato e  lasciato le tracce  profonde nell’ Ordine che stava svillupandosi. Inoltre, <<nella sua prima circolare del 23 aprile 1257 espose il programma del suo governo: difendere l’ordine dai nemici esterni, mantenere le posizioni raggiunte, stabilire una osservanza comune della regola >>.[vi]

Ecco, faceva parte di questo programma la promulgazione delle raccolte della legislazione passata che dovevano essere riordinate ed approvate dal capitolo generale. Da qui nacquero le constituzioni di Narbone. Ma non solo questo, egli inviò anche 2 encicliche. La prima veniva inviata a tutti i conventi  7 mesi dopo la sua elezione e la seconda  diversi anni dopo.  Ancora, nell’ambito universitario, Bonaventura combattè gli errori del goachimismo attraverso i suoi scritti, le sue lezioni, e  i suoi discorsi. Un’altra via di integrazione furono  le visite che il generale doveva fare.

Allora, attraverso questa <<rinnovazione>> del governo interno e della vita dei frati, Bonaventura riuscì a  mettere tutto al suo giusto posto. Credo che egli abbia anche avuto successo nel programma di integrazione perché, come Alessandro de Hales disse,: <<come se fosse Adamo non peccava in lui>>. Il suo esempio di vita e il suo atteggiamento di riconciliazione gli ha meritato questo commento, proprio come  Francesco avrebbe voluto che avvenisse per tutti  i suoi fratelli.

 

IV. Conclusione

(Questa parte sarà presentata con il power point (allegato).

<<La soluzione adottata da Bonaventura – nel difficile ma nel necessario confronto sia con i maestri secolari per difendere l’Ordine dall’ insinuazione esterna di una sua illegittimità all’interno della Chiesa, sia con (ampi) settori dell’Ordine lacerato da una contrastante interpretazione di fedeltà a Francesco – è stata caratterizzata da una precisa strategia: occupare e difendere una posizione “media” tra opposti estremismi. Bonaventura non è l’uomo dell’<<aut-aut>>, ma dell’<<et-et>> . La verità non è contrapposizione, ma conciliazione e medietà, ma, anche riguardo ai problemi di identità dell’Ordine Francescano, il Ministro generale dei Frati Minori traccia una precisa via media tra posizioni a volte molto distanti... Ascoltare i bisogni del mondo e quelli della vocazione francescana, rispettando la loro apparente diversità per trovare il punto medio del loro contatto, è stato lo sforzo costante e l’obiettivo desiderato - e in parte ragguinto - da Bonaventura nel suo servizio all’Ordine e alla Chiesa come Ministro generale>>.[vii] Il fine della pedagogia applicata alla autentica formazione dell' ordine in Bonaventura deve essere la PACE, che si trova proprio presso la croce, fondata sulle parole che Gesù là diceva.

       Padre, perdona loro perché non sanno quello che loro fanno (Luca 23,34).  Il perdono è misericordia che ci chiama alla nostra autentica conversione. Come san Paolo diceva, <<Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto>> (Rm 12,2).

       Ho sete (Giovanni 19,28). Questa parola spinge a conoscere le nostre mancanze e il nostro bisogno di Dio e dei fratelli, cioè la vita comunitaria. La consapevolezza\coscienza (un sine qua non della pedagogia), secondo la filosofia, tende verso l'altro, mira sempre fuori di sé. La sete della coscienza è veramente un bisogno di essere. Ecco, la pedagogia condivide anche questo carattere, ovvero struttura metafisico. 

       Consummatum est (Giovanni 1 9,30). Parola che veramente ci porta al compimento del regno del Signore; noi religiosi/religiose siamo testimoni viventi di questa grande realtà che il Signore proclamava.                        

Detto questo, si può dire anche che il fine, il centro di ogni pedagogia o di qualsialsi cosa è il Cristo Crocifisso. Il senso pieno di ogni cosa del’ universo è niente altro che Gesù, il vero maestro e riconciliatore, come Bonaventura mostrava nella sua  vita esemplare. Questa è la pedagogia francescana in san Bonaventura da Bagnoregio.

 



[i] BENEDETO VXI, Udienza Generale, 3 Marzo 2010.

[ii] Leggenda Maggiore 3 FF 1023 (Questo episodio è narrato con più precisione nella Vita breve o Leggenda minor, 7,8: FF 1392).

[iii]  LAZARO IRIARTE, Storia del Francescanesimo, Edizione Dehoniana, Roma 1982, p.67.

 

[iv]   Si veda la spegazione di IRIARTE, Storia p. 70.

[v]     IRIARTE p 72.

        [vi]   Opera omnia VIII, 286,s.

        [vii]  PIETRO MARANESI Bonaventura, Ministro Generale, di fronte alla Chiesa e all’ordine Francescano. Estratto dal DOCTOR SERAPHICUS -n˚ LV maggio 2008, Bagnoregio, Viterbo p. 64.

 

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